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Descrizione dello strumento  

Corno
CornoCorno primitivo. Il corno moderno ha tratto le origini ed il nome dallo strumento, in uso tra i popoli antichi, costruito con corna d’animali. Si apprende dalla Bibbia che lo Sciofar era uno strumento fatto con corna di ariete e si usava nei riti ebraici;
nel Medio Evo, nelle grandi caccie, le mosse dei cacciatori erano regolate da strumenti fatti con corna di bue o d’altri animali. In seguito simili strumenti vennero costruiti di legno, di vetro, d’avorio. Tra il secolo XVI e XVII venne adottata la forma piegata in più giri, servendosi di metalli, per lo più bronzo e rame.
Solo nel secolo XVII il corno cominciò ad acquistare importanza musicale.
Forma piegata. La nuova forma dello strumento, che sembra di origine parigina, consisteva in un tubo formante due giri sovrapposti. Da una parte finiva con un piccolo padiglione (o campana) che più tardi venne ampliato per migliorare la sonorità dello strumento, mentre dall’altro vi si innestava un bocchino a forma d’imbuto per ottenere un suono più dolce di quello della tromba. Nel suonare, la campana era volta verso l’alto e per la costruzione dello strumento si usava dapprima il bronzo, poi il rame, ed infine l’oricalco, lega metallica analoga all’ottone, donde il nome di oricalchi agli strumenti metallici a bocchino.
Ritorte, puntine e pompa. I primi corni erano costruiti nelle tonalità elevate, fino a raggiungere quella di Re acuto, cioè una sesta sopra il normale corno moderno tagliato in Fa. Si usavano nelle grandi caccie col nome di Trompette de chasse e anche Cor de Chasse (corno da caccia). Tra la fine del XVII secolo ed il principio del XVIII secolo, il corno venne costruito, oltre che nei toni acuti, anche nei medi e nei gravi, allo scopo di poter eseguire i suoni naturali nelle diverse tonalità. Questo corno si chiama corno naturale o a squillo. Per eliminare l’inconveniente che uno stesso suonatore dovesse usare in orchestra parecchi di questi strumenti, vennero adottati alcuni pezzi di ricambio, chiamati ritorti o ritorte per la loro forma curva o circolare. Tali ritorte, in seguito perfezionate dal cornista Giovanni Hampel di Dresda e dal fabbricante Kornier di Vienna, venivano inserite in capo allo strumento in modo che, secondo la grandezza della ritorta, senza cambiarlo si poteva variare l’accordatura discendendo per progressione cromatica dal Si acuto fino al La bemolle grave. Per ottenere un’intonazione migliore si usavano dei cannellini (o puntine) applicati al bocchino; in seguito vennero sostituiti da una pompa posta nel centro dello strumento. Questa pompa si poteva allungare od accorciare proporzionalmente alle stesse ritorte e si otteneva così un’intonazione molto più precisa.
Corno a mano. Fin dal 1740 circa il cornista Antonio Hampel riuscì ad ottenere i suoni cromati del registro acuto, medio e qualcuno pure del registro grave mediante l’introduzione della mano nel padiglione. Da questo artificio derivò la necessità di tenere lo strumento colla campana all’ingiù in modo da poter più liberamente e agevolmente muovere la mano. I suoni così ottenuti si chiamavano tappati (anche stoppati, perché talora si usava uno stoppaccio di cotone) e più comunemente tufati in opposizione ai suoni che erano del tutto aperti. In Italia, ora, questi suoni si chiamano chiusi, in Germania gestopft, in Francia bouchés.
Corno doppio e Corno a chiavi. Il M° Clagget di Londra (1770), per aumentare le risorse foniche del corno di allora, immaginò e fece costruire uno strumento in Mi bemolle unito ad un altro in Re; a mezzo d’un pistone la colonna d’aria poteva passare da uno strumento all’altro e si ottenevano così i suoni naturali dei due corni in Mi bemolle e Re. Nella stessa epoca il fabbricante russo Kobbels costruì un corno cromatico a sei fori con altrettanti tasti; tale strumento venne poi chiamato Corno di Kent perché fu introdotto nell’esercito inglese dal Duca di Kent. Un tal Pini di Parma costruì un corno a otto tasti, ottenendo così i suoni aperti e cromatici.
Corno a macchina. Verso il 1813 il cornista Stolzel e il fabbricante Bluhmel aggiunsero al corno semplice un meccanismo così importante che iniziò una vera riforma dello strumento. Il Blò hmel aggiunse al corno due tubi fissi di prolungamento (chiamati comunemente pompe) per allungare ed accorciare la colonna d’aria dello strumento. Queste pompe comunicano col corno naturale a mezzo di due pistoni ideati dallo Stolzel. Dal nuovo meccanismo si otteneva la scala cromatica, a suoni aperti, nelle due ottave superiori. Il terzo pistone fu aggiunto dal fabbricante Muller di Magonza e dal Sattler di Lipsia, per completare l’estensione dello strumento.
Per ottenere un movimento più pronto, i pistoni vennero poi sostituiti dai cilindri; tale invenzione si deve ai fabbricanti Riedl di Vienna e Sax di Bruxelles.
Da principio la macchina era posta dalla parte della campana, ma siccome ciò impediva l’uso della mano per i suoni chiusi e l’impiego della sordina, si pensò di applicarla dalla parte opposta. Con tale disposizione i cilindri agiscono a mezzo della mano sinistra, mentre la destra ha la massima libertà di movimento. Si noti che tanto i pistoni quanto i cilindri producono lo stesso effetto parziale e complessivo. Verso il 1830 Riedl ideò un corno a pistoni doppi, cioè a due pistoni di abbassamento per ogni tubo addizionale. Ai pistoni applicò delle leve che rimanevano fisse come i pedali dell’arpa; lo strumento così costruito fu detto Corno a stantuffo. Sax invece immaginò uno strumento a sistema di accorciamento.
Il meccanismo era formato da sei pistoni indipendenti che, essendo di accorciamento, alzavano il suono così: il 1° pistone di tre toni, il 2° di due e mezzo, il 3° di due, il 4° di uno e mezzo, il 5° di uno e il 6° di un semitono. Però questi due strumenti incontrarono poco favore per la loro scarsa praticità.
Lunghezza del canneggio del Corno in Fa. Il corno in Fa, quando è indipendente dai cilindri (corno naturale), ha una lunghezza di metri 3,78; il 2° pistone lo allunga di circa 18 centimetri, il 1° di 38 e il 3° di 56. Lo strumento, usato nella settima posizione, cioè coi tre pistoni abbassati, viene quindi ad avere una lunghezza totale di quasi 5 metri.
Corno a doppia tonalità. Il Corno attuale è a cilindri e viene comunemente chiamato Corno a macchina per distinguerlo dall’antico che si chiama Corno a squillo oppure a mano ed anche Corno naturale. Lo strumento che viene oggi maggiormente adoperato dai professionisti è quello doppio, in Fa e Si bemolle acuto. Questo corno è formato da 8 pompe e da tre cilindri doppi che agiscono a mezzo di tre tasti. Un quarto cilindro, oppure, secondo il sistema di fabbricazione, un pistone, ch’è di accorciamento, serve al cambiamento di tonalità. Se il pistone è chiuso, cioè in posizione naturale, lo strumento è in Fa; se invece il pistone è abbassato, lo strumento è in Si bemolle acuto. Le tre pompe più grandi, che formano il Corno in Fa, sono disposte sopra le tre che costituiscono quello in Si bemolle.
Nel corno doppio Fa e Si bemolle si adopera un’altra pompa, che a mezzo d’un quinto cilindro fatto agire da un tasto, abbassa lo strumento di un semitono, passando così dal tono di Fa-Si bemolle (acuto) al Mi-La (acuto). L’insieme di questo strumento a 5 cilindri può essere definito benissimo come corno a quadrupla tonalità.
Epoca dell’introduzione del Corno in Orchestra. Fino dalla seconda metà del secolo 17° il corno faceva parte degli strumenti d’orchestra, specialmente in Germania e in Francia. Giovan Battista Lulli (1633-1687) introdusse due corni nella sua opera La Princesse d’Elide (Accademia Nazionale di Parigi, 1664) come pure Andrea Campra (1660-1744) nell’opera Achille e Deidamia (Teatro dell’Operà di Parigi, 1735). Le partiture di Alessandro Scarlatti (1659-1725) e del Lotti (1667-1740) provano che questo strumento anche in Italia cominciava ad avere importanza musicale all’inizio del XVIII secolo. Successivamente Johann Sebastian Bach (1685-1750), Handel (1685-1759), Haydn (1732-1809), Mozart (1756-1791), Beethoven (1770-1827) etc… fino a Rossini (1792-1868), Donizetti (1797-1848) introdussero successivamente e stabilmente uno, due, tre o quattro corni in orchestra. Wagner nella trilogia L’Anello del Nibelungo adopera otto corni in orchestra e talora anche vari altri sul palcoscenico.
Compito del Corno in Orchestra.Il corno naturale, non possedendo che una serie di suoni limitata e discontinua, non poteva eseguire che qualche fanfara oppure qualche nota di sostegno armonico. Però, l’invenzione delle ritorte, l’uso della mano nel padiglione dello strumento e soprattutto l’applicazione dei tre pistoni diedero al corno un’importanza artistica sempre crescente. I compositori affidarono a questo strumento parti sempre più importanti e di maggior effetto. Oltre alla semplice fanfara, fu impiegato a sostenere armonie con suoni dolci unito ad altri strumenti, lo si fece concertare colle voci e sostenere piani obbligati. Dal quartetto dei corni si ottennero magnifici effetti, come pure da certe sonorità ricavate dalla mano nel padiglione.
Concludendo, si può ben affermare che il compito del corno in orchestra è assai complesso, perché gli sono affidate parti assai varie: lo squillo, il cantabile, il passo d’agilità, i suoni tenuti e quelli chiusi, ottenuti dalla mano o dalla sordina.